La lettura del book 1
È particolarmente utile, lavorando con i bond, imparare a ricavare più informazioni possibili dalla lettura del book la quale, in unione con tutti i nostri altri strumenti, ci aiuterà a capire le potenzialità del titolo di nostro interesse.
Credo di poter tralasciare una dissertazione su cosa sia e come funzioni un book, confidando che i meno informati colmino le proprie lacune sulle nozioni di base.
Le teorie sulla lettura del book in ambito azionario hanno una storia molto lunga ma hanno perso però quasi tutta la loro attualità ed efficacia nell’interpretare il mercato ormai dominato da automatizzazioni e giochi di specchi.
In ambito obbligazionario invece, i book dicono ancora la verità: non tutta naturalmente, sta a noi interpretare le loro parole; d’altra parte se il loro linguaggio fosse sempre cristallino ci annoieremmo non poco a vederci sempre giusto e non poterci mettere del nostro, non è vero?
Il book ci dice quante sono in un dato momento le persone interessate all’acquisto di quel determinato titolo, quante alla sua vendita, quanta fretta hanno di veder soddisfatte le proprie intenzioni, se si tratta di trader o di investitori, se questi sono pesci grandi o piccoli e quanti nuovi operatori richiamano gli scambi in corso.
Nell’esaminare tutti questi messaggi, ci troviamo subito di fronte a due grandi problemi: la limitata quantità di dati a nostra disposizione e la possibilità che questi siano falsati.
Il book che noi comuni mortali possiamo esaminare è costituito da soli 5 livelli. Sarebbe meraviglioso poter estendere lo sguardo oltre la siepe e vedere al di là dei primi livelli: debolezze, gap, piccole resistenze fino ad arrivare a grosse barriere invalicabili… ma questa possibilità è riservata solo a poche figure mitologiche della finanza, noi ci dobbiamo accontentare di poche righe numerate e aguzzare l’ingegno e la capacità deduttiva.
Da questi limiti pratici nasce anche la facilità con cui questi dati possono essere manipolati per raggiungere determinati scopi: accecare lo sguardo degli investitori, creare un’apparente barriera invalicabile o anche piccoli sassolini che però inceppano i nostri ingranaggi.
Cominciamo con il classificare tre tipi principali di book che indicano la fase in cui si trova il titolo.
Il primo book descrive un bond in cui la predisposizione all’acquisto è massima, infatti non sono presenti candidati venditori, chi possiede il titolo lo tiene in portfolio nell’attesa di offerte appetibili, chi non lo possiede dovrà partecipare con la massa di candidati acquirenti alle offerte al rialzo.
In questa fase il prezzo correrà verso l’alto favorendo priccole prese di profitto che colpiranno i primi livelli del denaro; la lettera sarà facilmente soddisfatta anche con eccesso di ottimismo: attenzione quindi ai prezzi che si offrono.
Mano a mano che i possessori del titolo prendono profitto e soddisfano la schiera dei candidati acquirenti più frettolosi, rimangono quelli più tiepidi e si inizia a creare un fronte di venditori in lettera: arriviamo quindi al secondo modello di book proposto, in cui la lettera e il denaro vanno progressivamente ad appaiarsi estendendosi entrambi su tutti e cinque i livelli. Questa può essere definita una fase di equilibrio in cui possiamo operare in una lateralità spesso profittevole.
La fase di equilibrio presto diventa una fase di transizione e ci troviamo di fronte ad un book che tenderà a rispecchiare il terzo modello.
Spesso capita che ci troviamo già in questo terzo modello quando tutti e cinque i livelli del book sono occupati: data la nostra scarsa visibilità basterà uno scarico in denaro per rivelarci che il quinto livello a noi visibile era anche l’ultimo.
In questa fase nessuno pare più essere interessato all’acquisto del bond: è la fase in cui il panico rischia di farci fare madornali errori. I possessori del titolo, non vedendo offerte d’acquisto (o vedendone molto poche) corrono al ribasso con le proprie offerte sperando di essere eseguiti.
Mai come ora è importante tenere ben presente i prezzi a cui il titolo scambia e lo scenario macroeconomico: se non si è in presenza di notizie preoccupanti non bisogna svendere i propri titoli. Spesso il denaro si svuota malgrado il prezzo permanga su livelli di supporto non affatto preoccupanti per l’integrità del nostro trade.
Questa fase finale del ciclo costituisce la fine delle prese di beneficio, l’interesse dei compratori non si è ancora manifestato nell’attesa di un bottom; in questa fase il denaro viene liquidato facilmente di conseguenza, con le debite precauzioni, è la fase migliore per tentare acquisti a medio termine: presto arriveranno i primi colpi in lettera che consumeranno i livelli più pessimisti oltre i quali potremmo chiudere con un buon gain.
Le parole chiave sono: niente panico e saper aspettare.




eccellente, come sempre!
ciao