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Bond Trading FAQ

Un saluto a tutti i lettori del blog,
mi scuso per non aver aggiornato così a lungo queste pagine: ho avuto molte cose di cui occuparmi e l’attività editoriale è passata in cavalleria.
Purtroppo il trading non è ancora la mia attività principale, la mia giornata è quindi affollata di impegni e piuttosto caotica; inoltre sto investendo buona parte del mio tempo libero nello studio finanziario ed economico: ho sempre ritenuto, infatti, che non si deve ridurre il proprio ambito di attività ad un solo mercato o limitarsi a quello che già si conosce, nel mondo della finanza la conoscenza è l’unica cosa che paga.

Vorrei usare questo post per dare una risposta alle diverse mail che ho ricevuto in questi giorni e che mi fanno capire che l’interesse sul trading obbligazionario rimane vivo malgrado tutto.
“Malgrado tutto” perché siamo in un momento del ciclo dei mercati in cui la componente obbligazionaria ha già espresso la sua potenzialità più alta in termini di redditività e questo ha attirato molta attenzione che per la maggior parte rimarrà delusa perché, come sempre, la massa arriva quando ormai il cerino si è bruciato quasi completamente.
Non basta più semplicemente fare servire il proprio ordine in denaro, piazzarsi in lettera e attendere il proprio gain; ormai i book sono affollati dalla suddetta massa di persone e da ordini più o meno automatizzati.
La prima è spesso facilmente individuabile: sono quelli che una volta eseguiti i loro piccoli ordini corrono in lettera e disperatamente si inseguono verso il basso, spaventati dal mercato sperando di uscirne il più presto possibile senza un’idea di quello che può essere un posizionamento intelligente sul book.
Le macchinette sono lungi dall’essere una novità, nei precedenti post abbiamo indicato qualche modo per contrastarle e quando queste si mostrano più forti o furbe di noi (e raramente accade) meglio lasciarle perdere e spostarsi in altri lidi.
Il primo passo per chi avvicina al mondo del bond trading deve essere quello di possedere un’infrastruttura adeguata per archiviare e analizzare le informazioni del mercato: questo perché il mondo obbligazionario è considerato dalle vostre banche ancora in un’ottica di investimento e non di speculazione, quindi gli strumenti scarseggiano. Per analizzare il mercato dovete quindi ingegnarvi in qualche modo: le maggiori banche forniscono servizi DDE che uniti agli applicativi d’ufficio più diffusi possono rivelarsi strumenti molto potenti.
Io ho sviluppato una mia suite di prodotti che uso correntemente, si chiama Bond Trader Powercell e, per chi ne chiede informazioni, non è più in vendita: non riesco a gestire pure questa attività.
Una volta che avrete accumulato sufficienti dati sul mercato, diciamo con una profondità storica di almeno un mese, potrete analizzare questi dati alla ricerca di informazioni consistenti sull’andamento dei prezzi dei singoli bond, sul loro movimento giornaliero, settimanale e mensile e sui volumi trattati.
Tutte queste informazioni costituiscono la volatilità, liquidità e price action del titolo da cui bisogna partire per selezionare i bond su cui tentare l’acquisto.
Il mercato obbligazionario non permette la marginazione, la vostra unica forza siete voi e il vostro capitale, dovete quindi puntarlo il più possibile lì dove siete ragionevolmente sicuri di poter avere un acquisto e una conseguente vendita con un buon margine di guadagno.
Quanto guadagnerete in termini assoluti dalla singola operazione sarà però proporzionale a quanti soldi muoverete e quanto spread riuscirete a ricavare: va da sé che è tanto inutile cercare di muovere ordini da 50000 in un bond che tratta mediamente 20000 al giorno quanto piazzare ordini da 3000 sperando di uscirne con un 2% quando il movimento medio è dello 0,75%.
Le operazioni suddette potrebbero però riuscire in un’ottica settimanale o mensile, prima però occorre rimuovere il concetto di day trading a tutti i costi che molti novizi hanno: nel bond trading non ha senso e quando non è controproducente non porta certo ad una massimizzazione dei profitti.

Ma conviene ancora mettere i propri soldi in obbligazioni in un’ottica speculativa?
Oggi è sicuramente molto più difficile creare valore da questo mercato, ma con il giusto approccio è senz’altro possibile con un rischio piuttosto ridotto.
Su che ritorno posso sperare?
Dipende molto dalla vostra capacità e dalle condizioni di mercato, oggi il mio gain, al netto di commissioni, si aggira tra il 3 e il 6% al mese; prima dell’estate 2009, con un mercato molto vivo, potevo contare su gain tra il 10 e il 20%.
Quanto dovete investire?
Dai 10.000 euro in su, più soldi avete più titoli potete coprire e più avrete la possibilità di guadagnare.
Cosa rischiate?
In teoria rischiate tutto il capitale in caso di default dell’emittente il titolo, a livello pratico negli ultimi 12 mesi non ho ancora avuto una perdita di oltre 20 euro.

Gli ultimi consigli:

  • non abbiate paura di mantenere una posizione aperta quando è il caso.
  • non entrate in panico quando il vostro ordine di acquisto è eseguito: se non volevate acquistare non dovevate mettervi nel book!
  • Non sperate: sperare è l’anticamera della perdita.
  • Analizzate bene la price action del titolo a cui siete interessati.

Detto questo, buon trading a tutti!

Categories: Editoriali Etichette:
  1. luca
    25 marzo 2010 alle 11:47 | #1

    splendido post!
    ne aspettiamo altri, mi raccomando!
    grazie e ciao

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